Non chiamate il 115: come spegnere un flame (e farci bella figura)

Non chiamate il 115: come spegnere un flame (e farci bella figura)

Spegnere un flame* e diventare dei social-super-eroi

Il web è una grande opportunità, lo sappiamo bene, ma può anche fare paura. Perché ci mette in contatto diretto con un enorme numero di persone, e questo ci rende anche più esposti, vulnerabili. 

Eh, già! Perché non tutti sono gentili, ben disposti, educati. Come nella vita vera. Ma nel quotidiano è più facile risolvere una controversia, evitare le persone che non ci vanno a genio ed è più impegnativo rivolgersi agli altri con insulti e aggressività.

Questo effetto collaterale dei social, se risulta fastidioso per le persone, rischia di diventare pericoloso per le imprese e la loro reputazione

Basta una cattiva recensione, magari rimbalzata su diversi canali, o una lamentela esposta con particolare aggressività, per minacciare il bene più importante per un imprenditore: la fiducia dei clienti.

Quindi? Rinunci ai social? Cancelli i commenti negativi e rispondi per le rime alle critiche?

spegnere un flame

Impariamo dai migliori

Per fortuna ci sono sempre i buoni maestri, e per imparare non è mai troppo tardi. Mi è sembrato esemplare il modo in cui Rosy Russo [ Titolare della UAUAcademy e guru della comunicazione digitale N.d.R. ] ha saputo affrontare un problema davvero spinoso.

Lei spiega (quasi) tutto in questo post.

Breve premessa: l’estate scorsa Rosy Russo, insieme ad altri professionisti della comunicazione sul web, lanciano un’idea. Scrivere un manifesto, una sorta di codice di condotta per chi ama confrontarsi sui social. Lo scopo è rendere internet un posto in cui crescono le idee e le relazioni, non l’odio, l’aggressività, la maleducazione. Nasce Parole O_Stili.

Bello vero? Certo! Infatti la sua iniziativa è un successo. Tanto che anche il Ministero dell’Istruzione se ne interessa, coinvolge scuole ed insegnanti per dare la massima diffusione ai principi esposti nel “Manifesto della comunicazione non ostile” e organizza una giornata in cui presentarlo ufficialmente.

spegnere un flame

Ma … c’è sempre un ma! Il 15 maggio, in diretta streaming, molte scuole collegate, ministra Fedeli seduta in platea, accade l’inaspettato: il conduttore, Paolo Ruffini, si lascia andare ad un atteggiamento troppo giovanilista e soprattutto ad un contino ricorso al turpiloquio (insomma, ha detto proprio un sacco di parolacce!)

A questo punto la reazione del popolo del web, da quelli che avevano sostenuto con passione l’iniziativa sin dall’inizio a quelli che avevano sempre storto il naso, è stata piuttosto dura. Qualcuno ha cercato di giocare in difesa, trovando giustificazioni non sempre convincenti.

Bisognava trovare la strada giusta per spegnere un flame potenzialmente molto pericoloso. Il rischio infatti era grande, ed era lo stesso che tutti i giorni corrono le imprese che scelgono di comunicare sul web: un singolo scivolone poteva compromettere senza rimedio un buon progetto, in cui tanti avevano investito idee, cuore, energia.

Ma Rosy Russo non poteva deludere. Ha agito come si dovrebbe fare sempre in queste occasioni:

  1. Ha lasciato “raffreddare” il clima: molti esperti di marketing ti hanno spiegato che la rapidità della risposta è una carta vincente. Non sempre: cercare di spegnere un flame quando la polemica infuria spesso non funziona. Anzi, getta benzina sul fuoco. Guarda le date: il post è stato scritto il 19, quattro giorni dopo il “fattaccio”. D’altronde è uno dei principi del manifesto: “Mi prendo tutto il tempo necessario”.
  2. Ha ammesso l’errore: diciamoci la verità, tutti sbagliamo. Anche tu, vero? Inventare scuse poco credibili è molto più irritante di un semplice “abbiamo sbagliato”.
  3. Si è scusata: beh, quando si sbaglia, è naturale. Bisogna chiedere scusa. Sempre. Senza eccezioni. No, non importa quanto cafone / antipatico / poco intelligente sia il nostro interlocutore … chiedere scusa è obbligatorio.
  4. Ha spiegato le proprie ragioni: qui viene il bello! Ora che hai riportato la calma le persone saranno disposte ad ascoltarti. E qui si passa al contropiede: siamo certi che avrai tante cose da dire sulla passione che sta dietro al tuo lavoro, su tutto ciò che sai fare bene, davvero bene, e che sono molto più importanti di un piccolo errore, che ti rende umano, non incompetente.
  5. Ha rilanciato: ha colto l’occasione per parlare del Manifesto, della sua importanza, per chiedere di nuovo supporto a chi l’aveva sostenuta, e ha pure fatto “pubblicità” al bellissimo video animato che ne illustra i principi.

A questo punto sei diventato un pompiere provetto, hai capito che spegnere un flame può essere una buona opportunità per parlare e far parlare (bene) della tua impresa, e che i social richiedono un po’ di impegno.

Sei ancora preoccupato? ti sei trovato a gestire una situazione simile e ne sei uscito bruciacchiato? Non chiamare il 115, chiama Webtales! Siamo già pronti con il furgone e la tuta, e soprattutto non vediamo l’ora di correre in tuo aiuto (perché se no quando ci ricapita di scendere con il palo?).

 

*Flame: anche se in senso proprio significa “messaggio offensivo o provocatorio inviato da un utente di una comunità virtuale a un altro utente o all’intera comunità”, il senso comune associa il termine ad una discussione che nasce sui social e che diventa piuttosto accesa, fino a sfociare nella violenza verbale.

Linee guida questionari da sottoporre ai clienti

Linee guida questionari da sottoporre ai clienti

Vorresti sottoporre un piccolo questionario ai tuoi clienti per migliorare i tuoi servizi? Vorresti conoscere la loro opinione ma non sai da dove iniziare? Ecco qui, ho preparato delle semplici linee guida da seguire per costruire e sottoporre un semplice questionario per conoscere le preferenze dei tuoi clienti.

Leggi l’articolo

I Millennials e il loro rapporto con i social

I Millennials e il loro rapporto con i social

Generazione Y o Millennials, così si definiscono i giovani nati intorno all’anno 2000, nel mondo occidentale. Questi ragazzi sono cresciuti vicini alla tecnologia, tanto da essere abituati a comunicare attraverso smartphone e tablet e li vediamo costantemente connessi.

MillennialsSono spesso appassionati di gaming online, seguono canali Youtube e pubblicano fotografie su Instagram. In quanto a conoscenza della rete sono più esperti dei genitori o degli insegnanti, perché il web è parte integrante della loro quotidianità.
Ma internet non sempre è un posto sicuro per i ragazzi, specialmente se di giovane età.
Mentre in passato avere un telefono cellulare era prerogativa dei più grandi, oggi sempre più giovanissimi ne sono provvisti, e spesso i genitori non conoscono realmente i rischi che corrono i figli navigando sul web.

Per prevenire comportamenti scorretti sul web sarebbe utile sviluppare una vera e propria educazione a riguardo, che possa indirizzare l’uso consapevole dei social media e di tutto ciò che i giovani sono soliti utilizzare per comunicare tra loro.
Un’educazione di questo tipo oltre ad essere una precauzione per i più giovani, potrebbe formare adulti più consapevoli.
Ad oggi la conoscenza del web e del potenziale comunicativo dei suoi strumenti è piuttosto limitata, in tutti i settori, anche se in molti ambiti arrivano i primi segnali positivi, per esempio un dato riguarda la quota di aziende italiane presenti sui social a Gennaio 2016: tre su quattro.

Se la comunicazione via web è ormai un dato costante nella nostra quotidianità, anche nell’istruzione si sviluppa in modo spontaneo tra i ragazzi.
Ciò che avviene offline si ribalta online anche per quanto riguarda la scuola. Le classi creano gruppi di discussione e condivisione su Facebook, utilizzano le applicazioni di messaggistica istantanea per rimanere in contatto anche fuori dagli orari scolastici.educazione

Sempre più spesso nascono piattaforme online dedicate allo scambio di libri, testi e informazioni,  e i social network si inseriscono pienamente in questo scenario. Le distanze tra online e offline si affievoliscono sempre di più, basta pensare alla facilità con cui si possono reperire video di ripetizioni o intere lezioni registrate e facilmente accessibili, e spesso si tratta di contenuti prodotti direttamente dagli studenti per i loro coetanei.

Ma oltre ad essere un valido strumento di condivisione, per i Millennials la rete può diventare un mezzo per un nuovo fenomeno definito cyberbullismo.
Il bullismo a cui alcuni ragazzi sono soggetti fra i banchi di scuola, si può manifestare anche online, in una forma più sottile e psicologica, ma che può comunque causare problematiche non indifferenti alle vittime.
Postare sui social messaggi di scherno, escludere uno studente in particolare dalla condivisione, allontanandolo e facendolo sentire diverso, sono tutti comportamenti che portano a conseguenze reali se protratti avanti nel tempo, anche se avvengono in un ambiente virtuale.

Queste situazioni spesso sono la conseguenza di un’educazione all’uso del web superficiale, sia all’interno delle famiglie che nelle scuole, soprattutto perché si tratta di un ambito nuovo e difficile da comprendere per le generazioni non abituate a questo tipo di socialità.
I bisogni di formazione, educazione e consapevolezza a livello informatico e social sono evidenti, nelle famiglie come nelle scuole, e coinvolgono tutte le fasce d’età.

Installare Pokemon Go

Installare Pokemon Go

Installare Pokemon Go per Android e iOS prima del rilascio ufficiale del 15 luglio?
Facilissimo: basta seguire le semplici istruzioni qua sotto.

Pokemon Go per Android

Se possiedi uno smartphone Android devi fare queste 3 semplicissime operazioni:

  1. Scarica il file apk da uno dei seguenti mirror
    Pokemon Go su APK Mirror – Pokemon Go su Mediafire – Pokemon Go su Google Drive
  2. Andare in Impostazioni > Sicurezza e abilitate la voce Origini sconosciute.
  3. Installa l’apk appena scaricato e divertiti con Pokemon Go completamente in italiano.

android pokemon go

Pokemon Go per iOS

Per iOS la procedura è un tantino più lunga ma con un pochino di pazienza vedrai che ottenere il gioco in anteprima sarò facile e indolore.
Dato che in alcuni paesi il gioco è gia disponibile, basterà creare un account iOS con residenza in uno di questi paesi e poi scaricare normalmente l’app dall’App store.

Ecco la procedura per creare un nuovo account ad ottenere un nuovo ID Apple.

  1. vai su Impostazioni > iTunes Store e App Store
  2. seleziona l’ID Apple in alto e poi premi su Esci
  3. avvia App Store e scarica una qualsiasi app
  4. iOS ti chiederà di impostare un nuovo account
  5. Seleziona Crea un ID Apple

A questo punto, come prima cosa ti sarà chiesto il paese di residenza: seleziona USA oppure Australia o Nuova zelanda.
Compila tutti i campi necessari alla creazione del nuovo profilo saltando pure la parte di configurazione del mezzo di pagamento.
Per completare l’installazione devi fornire un tuo indirizzo di posta elettronica ma che non sia già abbinato a un ID Apple.
Ottenuto il nuovo ID Apple, americano o neozelandese, apri l‘App Store e scarica Pokemon Go.

installare pokemon go ios

Come si gioca?

Lo scopo del gioco è individuare i Pokemon scesi sulla terra e catturarli con la Poké Ball.
Il terreno di gioco è la tua città: per catturare i Pokemon dovrai infatti scendere fisicamente in strada e usare lo smartphone per accedere all’applicazione di realtà aumentata.

Se il telefono inizia a vibrare significa che un Pokemon si trova nelle vicinanze: a quel punto dovrai scovarlo, prendere la mira e lanciare la Poke Ball per catturarlo.
Il gioco permette di acquisire una serie di abilità e di salire di livello man mano che si procede nella cattura dei vari Pokemon.
Per trovarsi di fronte a tanti Pokémon diversi, l’applicazione dovrà essere usata in luoghi e ad orari differenti. Alcuni Pokémon infatti si trovano solo in determinate zone o momenti della giornata: per esempio vicino a fontane o corsi d’acqua sarà più facile trovare i Pokémon d’acqua, e durante la sera o la notte si troveranno Pokémon diversi da quelli diurni.

I PokéStop

Nei musei, nelle installazioni d’arte, nei siti storici e a ridosso dei monumenti più famosi potrai trovare i PokéStop, gli shop dove acquistare Poke Ball e altri oggetti utili al gioco.

Le Squadre e le Palestre

I giocatori possono anche unirsi alle squadre per poi così accedere alle Palestre dove vedranno tutti i Pokemon catturati dai compagni di squadra. Come i Pokéstop, anche le Palestre si trovano trovate presso luoghi del mondo reale. Per prendere il possesso di una palestra le squadre possono sfidarsi: in questa modalità di gioco saranno sfruttare le caratteristiche e i poteri dei propri Pokemon allo scopo sconfiggere la squadra avversaria e occupare la palestra.

Perché Webtales ti racconta questa storia?

Perché ci incuriosisce il successo strepitoso (come direbbe il mio amico Gianluca) che sta riscuotendo in tutto il mondo.
Perché pensiamo che sarà un nuovo standard, probabilmente anche nel marketing con l’utilizzo della realtà aumentata applicata al gaming.
Perché giocando a Pokemon Go una ragazza americana di 19 anni ha scoperto un cadavere lungo il fiume di una cittadina del Wyoming – fatto del tutto fortuito ma che probabilmente non sarebbe accaduto se non fosse stata spinta ad a cercare i Pokemon d’acqua.
Un po’ per tutto questo e un po’ perché associare il gioco all’esplorazione – rigorosamente a piedi –  dello spazio fisico della città in cui si vive ci è parsa veramente una buona idea.
E tu come la pensi?

Visual content marketing: 15 statistiche da conoscere

Visual content marketing: 15 statistiche da conoscere

 visual content marketing

Sul web un’immagine può fare la differenza, e Il visual content marketing su internet è diventato indispensabile, in quanto i contenuti visivi su siti internet e social network raggiungono in modo più diretto e veloce gli utenti.
Secondo una ricerca recente pubblicata su Hubspot.com nel 2016 il visual content marketing segue alcuni parametri ben precisi. Abbiamo pensato di proporne qui alcuni che a nostro avviso rispecchiano bene la comunicazione sul web in Italia:

 

  1. Una grafica colorata aumenta la propensione degli utenti di leggere il contenuto dell’80%
  2. Il 65% dei dirigenti senior di aziende crede che i contenuti visivi (foto, video, illustrazioni e infografiche) siano fondamentali per come la storia del marchio aziendale viene comunicata.
  3. Gli utenti che visualizzano un video promozionale sono più propensi ad acquistare rispetto ai non-spettatori.
  4. Tra aprile e novembre 2015 la quantità di visualizzazioni di video al giorno su Facebook è raddoppiata, passando da 4 miliardi di visualizzazioni al giorno ad 8 miliardi.
  5. Si prevede che nel 2017 il 74% di tutto il traffico web sarà composto da video.
    Fotocamera
  6. Gli studi mostrano che gli utenti della rete prestano molta attenzione alle immagini che contengono informazioni. Infatti quando si tratta di infografiche i lettori passano più tempo a guardare le immagini che a leggere il testo della pagina web.
  7. Le infografiche sono condivise sui social 3 volte in più rispetto ai post testuali.
  8. Il 71% delle azioni di web marketing si concretizzano nella pubblicazione di contenuti visivi sui social network.
  9. I tweet che contengono un’immagine ricevono il 150% in più di retweet.
  10. La comunità legata ad Instagram è cresciuta fino a più di 400 milioni di iscritti a partire da settembre 2015.
  11. Su Instagram le foto che mostrano volti ottengono il 38% in più di like rispetto a quelle che non ne mostrano.
  12. Snapchat ha 100 milioni di utenti al giorno, il 65% dei quali carica le proprie foto utilizzando l’applicazione.
  13. Le donne continuano ad essere in maggioranza su Pinterest: il 44% delle donne che naviga sul web utilizza Pinterest rispetto al 16% degli uomini.
  14. L’88% di consumatori che hanno acquistato online ha visualizzato i prodotti sul web attraverso un’immagine.

Secondo questi dati i contenuti di tipo visuale cresceranno ancora in modo esponenziale nei prossimi anni, confermando gli studi di web marketing secondo cui un’immagine attira l’utente molto di più di un contenuto testuale.

Post su Facebook, 10 errori da non fare

Post su Facebook, 10 errori da non fare

Coinvolgere i tuoi fan e convincerli a condividere i tuoi post su Facebook può essere difficile, soprattutto se non disponi di un grande seguito. Delle linee guida per creare dei post di successo, ne parlo nell’articolo “10 consigli per ottenere il massimo dai tuoi post Facebook“, in questo articolo invece, vorrei concentrarmi su quelli che sono gli errori da non fare. Ecco raccolti in 10 punti, i motivi principali per cui i tuoi post di Facebook non vengono condivisi.

Leggi l’articolo

Close